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Esortazione alla Fedeltà

Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant'anni le mie opere. Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: Sempre hanno il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. Così ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo”. (Ebrei 3, 7-11)

La professione di fede in Dio deve divenire necessariamente ascolto della sua voce.
Dio è il pastore del gregge. Tra Pastore e gregge c’è una sola legge possibile: l’ascolto della voce del Pastore. Altre leggi non sono di vita, bensì di morte, perché la parola di Dio giudica gli uomini. È successo invece che tra il popolo del suo pascolo e il Signore quasi sempre ha regnato e regna la legge del non ascolto, della ribellione.

Il pericolo è uno solo, lo stesso che segnala Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi:
“Non diventate idolàtri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto:……….Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro,………... Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla. Perciò, o miei cari, fuggite l'idolatria” (Cfr. 1Cor 10 1-14).

L’idolatria è dare valore divino ai pensieri umani, alla volontà umana, ai desideri umani, ai progetti umani, ad ogni opera dell’uomo e prendere il posto della Parola di Dio. L’ammonimento, fatto alla luce di quanto è avvenuto ai padri nel deserto, è carico di tragiche responsabilità. Ognuno è avvisato, santamente messo in guardia da ogni forma di idolatria.
Ma qual è l’idolatria, quale la non fede per uno che viveva e vive nei tempi di Gesù?
È idolatria, è non fede restare ancorati alla Legge di Mosè, mentre ora la voce di Dio, la voce che parla oggi, ci annunzia la grazia e la verità per mezzo di Gesù Cristo.
In fondo si chiede di fare il passaggio che il Vangelo secondo Giovanni esprime chiaramente nel Prologo (cfr. Gv 1,1-18): “….la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”.

Chiunque non fa questo passaggio dalla Legge alla Grazia e alla Verità che Dio ci ha donato per mezzo di Gesù Cristo, vive da idolatra, rimane con un cuore perverso, resta senza la vera fede. Il suo è un cuore che si allontana da Dio. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest'oggi, perché nessuno di voi si indurisca sedotto dal peccato.
L’oggi che dura è il tempo della misericordia di Dio, il tempo del suo amore, il tempo del dono della sua Parola, della sua Grazia, della sua Verità. L’oggi è il tempo della compassione di Cristo, che va alla ricerca della pecorella smarrita.

La domanda da porre al nostro spirito è una sola: quanto dura quest’oggi?
La Scrittura, sia nel Nuovo che nell’Antico Testamento, insegna che Dio è ricco di pietà e di misericordia, ma anche che è lento all’ira. Ci insegna che c’è un limite non superabile dall’uomo nel peccato.
Il Nuovo Testamento pone questo limite nel peccato contro lo Spirito Santo, che non è solo il combattimento contro la verità di Dio e di Cristo, ma anche la presunzione di salvarsi senza merito, senza cioè accogliere la Parola di Cristo e vivere secondo ogni suo insegnamento. È questo il momento del non ritorno.

Nessuno deve tentare il Signore, sfidare la sua misericordia, abusare della sua grazia, restando senza fede e camminando di peccato in peccato, lontano dalla verità e dalla grazia di Cristo.
Pur non conoscendo il mistero del dono della grazia e della verità di Dio per ogni singolo cuore, dobbiamo però confessare una verità con timore e con tremore. La verità è questa: il tempo della misericordia può finire, finisce. (verrà a giudicare i vivi e i morti).

Sapendo questo, comprendiamo il significato del versetto (13) che stiamo trattando: bisogna che ognuno si faccia carico dell’anima di suo fratello e con ogni esortazione lo convinca dell’urgenza di rimanere ancorato in Cristo Gesù e nella Nuova Via da Lui istituita per attraversare il deserto della vita fino al raggiungimento del Cielo.
Questa opera di amore, di carità, di compassione, che si fa aiuto vicendevole, sostegno reciproco, non deve essere fatta una volta e poi basta; deve essere opera quotidiana, giornaliera. Ogni giorno ci si deve esortare alla fede, alla fedeltà, all’ascolto, alla messa in pratica della Parola di Gesù.
Più si cresce nella fede e più grande è la certezza di rimanere ancorati in essa, lontani da ogni peccato.
Per questo è urgente l’opera di tutti verso tutti. È questo il vero stile della comunità del Signore. Non uno verso tutti. Non ce la farebbe. Ma tutti verso tutti.

È questa una regola divina. È la vera regola che deve regnare in ogni comunità cristiana. Ognuno è chiamato a farsi carico della vita spirituale dei suoi fratelli. Le modalità devono essere quelle della discrezione, della dolcezza, della grande carità, del silenzio, della preghiera, del saggio consiglio, della prudenza, nella grande umiltà di chi vuole solo il bene dell’altro e per questo sta lontano da ogni superbia, vanagloria, arroganza, presunzione, fariseismo e peccati del genere.
Le forme potrebbero essere quelle indicate da San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, Inno della carità (c. 13) e nella Lettera ai Romani, il vero culto spirituale (c. 12).

Seguendo queste regole di amore, l’esortazione di sicuro produrrà frutti di vera crescita nella fede e di autentico sostegno nel cammino nella Parola di Gesù.
Quindi vediamo bene, come la fede cristiana vive di due momenti essenziali, di cui l’uno non può esistere senza l’altro.
Questi due momenti sono: la nuova realtà che viene generata dalla fede; e il cammino nella fede perché porti frutti.
Quando un uomo, una donna, un bambino, un adulto credono alla Parola che viene loro annunziata e si lasciano battezzare, loro acquisiscono una nuova realtà.
Questa realtà è chiamata in modi diversi, che indicano però una cosa sola: il dono che Dio ha fatto di sé a colui che ha creduto e che lo ha trasformato nella natura.
San Paolo chiama questa nuova realtà: “partecipi di Cristo” o “Corpo di Cristo” Cristo è diventato parte di noi e noi parte di Cristo. ll cristiano è corpo di Cristo. Cristo è il Capo, noi siamo le membra.
San Giovanni nel suo Vangelo, parla di “vite e di tralci”. Cristo è la vite, noi siamo i tralci. Traiamo la linfa vitale da Lui e per Lui produciamo.
Questa nuova realtà ci è data però a modo di seme. Come il seme viene affidato alla terra perché lo faccia germogliare e produrre, fino alla completa maturazione del frutto, così è la nuova realtà che Dio, Cristo, lo Spirito Santo creano in noi.

Cosa significa? Essa viene seminata nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra natura. Dal momento in cui viene seminata, fino all’ultimo giorno della nostra esistenza sulla terra essa ci viene affidata perché noi la facciamo crescere e fruttificare.
Qual è la via giusta, l’unica via che ci consente di fare questo?
La risposta è semplice: mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio.
Ritornando all’argomento della Lettera: qual è la Parola che dobbiamo osservare?
A noi è stata annunziata la Parola di Gesù. In questa Parola abbiamo creduto. In questa Parola ci siamo lasciati battezzare. Per questa Parola creduta siamo divenuti partecipi di Cristo.
Chi non mantiene fede alla Parola di Gesù, esce dalla via della vita e ritorna in una via di morte, senza alcuna possibilità di salvezza, di redenzione di vita eterna.
Realizza la nuova realtà, la porta a compimento solo colui che persevera nella Parola. Chi separa i due momenti non ha Cristo. Chi non compie i due momenti non ha Cristo. Chi sceglie solo il primo momento non ha Cristo. Cristo e Parola non si possono separare, come non si possono separare Dio e Gesù.

Il Figlio è ora, in quest’oggi. È questa la verità che dona salvezza. Su questa verità bisogna mantenere salda la fiducia che si ha avuta fin da principio.
Avere un solo dubbio sulla verità di Cristo significa non avere più fiducia e senza più fiducia non si è più partecipi di Cristo.
• Chi non entrò nella Terra Promessa? Tutti coloro che, usciti dall’Egitto, non prestarono più fede alla Parola di Dio.
• A che cosa ci si ribella, se non alla Parola che Dio faceva udire “oggi” per mezzo di Mosè?
• Ma chi è uscito dall’Egitto, se non chi aveva prestato fede alla Parola di Dio?
• La Parola che libera dall’Egitto è detta “oggi”, nel giorno della liberazione. Ma anche la Parola che introduce nella Terra Promessa è detta “oggi”, nel giorno del nuovo cammino.
• La verità che l’Autore ci insegna è questa: nessuno compie l’opera della liberazione che è stata generata dalla Parola se non persevera nell’ascolto della Parola sino alla fine.
• È valso per quanti sono usciti dall’Egitto, vale per quanti sono stati resi partecipi di Cristo.
La conclusione è duplice: ognuno si può escludere da sé dal cammino della vita, decidendo di mettersi fuori della Parola per sempre. Ma c’è l’altra verità: Dio potrebbe decidere di escludere qualcuno a motivo del suo peccato.

Lo si è già detto: ognuno stia attento a non arrivare al punto del non ritorno nella grazia. Questo punto è il peccato contro lo Spirito Santo.
Questo peccato esclude dalla vita eterna già su questa terra. Uno non deve attendere il momento della morte per essere nella morte eterna; nella morte eterna si può già essere in vita. Si vive, ma è come se fossimo già morti e questo a motivo dell’esclusione che Dio ha sanzionato per noi.
Mistero tremendo! Mistero vero! Mistero della volontà dell’uomo e della sua responsabilità eterna! [19]In realtà vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro mancanza di fede.
In questo versetto è detto in modo chiaro, esplicito, senza alcuna possibilità di fraintendimento che la non entrata nella Terra Promessa avvenne per la loro mancanza di fede.

Chiediamoci: qual è la verità che stiamo cercando di mettere in evidenza?
Gesù è il Figlio del Padre che ci porta la Parola ultima, definitiva del Padre, ci dona la sua volontà di salvezza e di redenzione, ci indica il sentiero per il raggiungimento della vita eterna.
Chi non crede che Cristo è l’apostolo e il sommo sacerdote della Parola di Dio cade dalla fede, viene a trovarsi privo della Parola della vita.
È senza vita, perché è senza la Parola di Dio. Essendo senza vita, è già nella morte. È in tutto simile ai suoi padri che sono morti nel deserto a causa della loro non fede nella Parola che Dio quotidianamente faceva giungere loro per mezzo del suo servo Mosè.

Non è sufficiente aver accolto un tempo la Parola, nella Parola bisogna perseverare sino alla fine dei nostri giorni. La vita è nella Parola. Dio la dona, l’uomo la raccoglie, la mangia, vive per essa.

C’è un’altra verità che bisogna mettere in evidenza:

Noi che crediamo nella Parola abbiamo l’ obbligo di camminare nella Parola verso la verità tutta intera, verità che la Parola contiene, che però solo lo Spirito Santo può rendere chiara ed esplicita alla nostra mente e al nostro cuore.
Come incontrava la morte chi usciva dall’Egitto smettendo di ascoltare la Parola di Dio, così incorre nella morte, non fa un buon cammino spirituale, anzi non lo fa affatto, anche chi quotidianamente non si lascia condurre dallo Spirito Santo verso la verità tutta intera.
La Chiesa vive se ascolta lo Spirito Santo. Questa è la sua verità, questa deve essere la nostra verità, perché Chiesa è ognuno di noi chiamato a lasciarsi condurre dallo Spirito, per entrare in possesso della vita eterna, oggi e nell’eternità beata. La conclusione non può essere che una sola: chi vuole la vita deve camminare nell’oggi di Cristo e nell’oggi dello Spirito Santo.

Proviamo ora a leggere le parole iniziali del capitolo, di sicuro le comprenderemo meglio:

“Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant'anni le mie opere. Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: Sempre hanno il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. Così ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo”.

Il Signore ci conceda di ascoltare sempre la voce dello Spirito Santo che parla alla nostra intelligenza, al nostro cuore, alla nostra volontà per condurci alla verità tutta intera oggi, domani, sempre, per tutti i giorni della nostra vita.

 

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