Mercoledì, 26 Settembre 2018 | Login

Il fattore infedele

Gesù oggi ci esorta a fare una scelta chiara tra Lui e lo spirito del mondo, tra la logica della corruzione, e quella della rettitudine; e lo fa mediante il racconto della parabola dell’amministratore infedele e corrotto, che viene lodato nonostante la sua disonestà. Bisogna precisare subito che questo amministratore non viene presentato come modello da seguire, ma come esempio di scaltrezza.


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:


“Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”. (Luca 16,1-13)


Questa è la storia di un uomo, che chiama il suo amministratore e lo accusa di sperperare i suoi averi, e gli dice di rendergli conto perché non potrà più amministrarli. Mi piace notare come il testo non dice che lui è colpevole, ma che è accusato di essere colpevole. Il problema qui è misurarsi con la buona e cattiva amministrazione, perché di fronte a un rendiconto di giustizia, siamo destinati sicuramente ad essere bocciati. In poche parole: Chi si può presentare davanti a Dio dicendo ho amministrato tutto bene? Nessuno, i santi che sono santi dicono: io sono un peccatore; noi che magari non siamo santi, cerchiamo delle scuse.


Ma chi di noi può dare conto dell'amministrazione, in maniera serena, andare davanti al controllo di Dio, e non doversi presentare con paura di non poter rispondere ai parametri della fede? Allora sicuramente se viene il momento del conto, nessuno di noi è all'altezza del confronto con Dio, non c'è ombra di dubbio. Se anche i Santi hanno avuto bisogno di Cristo che morisse per loro, figuriamoci come siamo messi tutti nella vita cristiana. Siamo sicuramente tutti quanti bocciati nella nostra amministrazione, partiamo da questo concetto.

Allora, il problema è che da quel punto in poi, l'amministratore dice delle cose: Ora che farò? “il mio padrone mi toglie l’amministrazione; zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno”. Ognuno di noi è fatto così, ci sono delle cose in cui andiamo proprio nel vuoto, siamo deboli, non ce la facciamo, non siamo all'altezza di risolverle; che facciamo? Come ci salviamo? E’ interessante notare, come quest’uomo ammette lo sbaglio e mostra limpidamente i suoi limiti. Questo amministratore disonesto trova una soluzione, “So io che cosa farò….” va nella direzione di una cosa che lui può fare; può abbassare i debiti degli altri, comportandosi secondo la logica di una persona che ha amministrato male. Notiamo come questa scelta, diventa molto efficace perché prende la direzione del fare del bene a qualcuno; ed è per questo che: “Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, …….” Se torniamo a quello che ho detto prima, anche noi siamo gente che non può rispondere all’esame di Dio; abbiamo dei difetti, ma possiamo fare una cosa, iniziare a perdonare, iniziare ad emettere generosità, tagliare i debiti degli altri, iniziare a usare ciò che abbiamo, per farci amici con la disonesta ricchezza; questo testo dirà: “Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne” Abbiamo delle possibilità, usare i nostri sbagli per emettere Misericordia, rimettere generosità come dice la scrittura; la carità copre una moltitudine di peccati, diventa la nostra strada ed è curiosa perché questo discorso, diventa un discorso molto più serio rispetto a quanto potesse sembrare prima e anche molto più Angelico. L'unica maniera che noi abbiamo per essere perdonati e perdonare, affinché i nostri debiti siano tolti è rimettere i debiti agli altri; in realtà le persone che ci fanno del male sono un capitale da sfruttare per ottenere Misericordia, le persone che si comportano male con noi, sono occasioni che abbiamo per rispondere con Misericordia, avendo noi Misericordia; dice una delle otto Beatitudini: Beati i misericordiosi perché troveranno Misericordia.

Perdonare è la strada maestra della propria salvezza, noi crediamo di salvare l'altro quando lo perdoniamo; no, stiamo salvando noi, ci stiamo liberando dei nostri difetti, però per mezzo del perdono. Ed è vero, che tutta la nostra povertà può diventare il trampolino di lancio per la Misericordia verso il prossimo, siamo chiamati a farci amici con la disonesta ricchezza e questo diventa anche molto concreto. Tutti i beni che abbiamo, sono una strada di redenzione, se li usiamo per l'amore, per essere accolti nelle Dimore eterne, come dice questo testo; gli amici che ci faremo per mezzo del bene che abbiamo senza merito. Ecco, questi amici, questi poveri, un giorno si alzeranno a testimoniare per noi; chi ci difenderà quando il padrone ci chiederà conto della nostra vita? Coloro che abbiamo perdonato, coloro che abbiamo trattato con generosità.

La strada della salvezza è curiosa, non è la strada della nostra bravura ma è la strada del nostro essere nella verità, è essere umili, riconoscere il nostro bisogno, riconoscere la nostra necessità di salvezza; si salva molto più facilmente, chi è consapevole di essere peccatore rispetto a chi sta beandosi nelle buone opere che fa; magari le fa veramente, ma noi sappiamo che è molto importante vivere, le cose che facciamo verso gli altri, non come una buona opera che viene fatta dalla nostra generosità, perché siamo bravi a fare queste cose, no, ma lo dobbiamo fare come un debito che stiamo saldando, per il conto che Dio ci chiederà. Questo è un felice debito, che se ci guardiamo dentro chi è che non ha da pagarlo veramente?; diciamo nel Padre Nostro: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Siamo proprio nel cuore del vangelo, e curiosamente le opere cristiane non sorgono da una orgogliosa consapevolezza di bravura, ma sorgono dall'umiltà, sorgono dal nostro cuore che cerca di rimediare agli errori che commettiamo, attraverso l'amore. A quel punto, quando facciamo qualcosa di buono, non ce ne vantiamo ma mostriamoci semplicemente allegri; perché il bene che facciamo consola noi mentre consola anche gli altri. Forte e decisa è la conclusione del brano evangelico: “Nessun servo può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”.


Punti per riflettere


● Quando le ricchezze smettono d’essere uno strumento, ma diventano il fine da perseguire, espongono la propria anima a compromessi morali e a gravi pericoli. «Quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione» (1 Tm 6,9).


● Chi pone la sua fiducia nei beni che possiede, rimarrà disperato, quando essi verranno meno. I beni non possono assicurare la vita né preservare dal giudizio divino (Sal 52,5ss). I sapienti affermavano: «Chi confida nelle sue ricchezze, cadrà» (Pr 11,28).


● Il credente, avendo i propri obiettivi nel Signore, sarà grato delle cose che avrà e troverà nella devozione verso di lui il motivo d’appagamento principale, ciò che lo arricchisce. «Ora la devozione con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno; poiché non abbiamo portato nulla nel mondo, perché non ne possiamo neanche portare via nulla; ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti» (1 Tm 6,6ss).


La Vergine Maria ci aiuti a scegliere in ogni occasione e ad ogni costo la strada giusta, trovando anche il coraggio di andare controcorrente, pur di seguire Gesù e il suo Vangelo. Amen

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