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Il Tesoro e le Perle

Nell’itinerario spirituale di ogni cristiano, ci sono tre fasi molto importanti che ci fanno capire dove siamo giunti e, le parabole di Gesù, ci aiutano a percorrere questo cammino di crescita, guidandoci verso la giusta direzione, necessario per raggiungere la perfezione a figli di Dio. 1. Stadio della purificazione (Principianti) 2. Stadio della crescita nelle virtù e nella conoscenza di Cristo (Intermedia) 3. Stadio della maturità cristiana (Perfezione)

Due parabole evangeliche che ci accompagnano in questo terzo stadio della vita spirituale sono quelle del tesoro nascosto e della perla preziosa. Matteo cap. 13 Parabole del tesoro e della perla 44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45 Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Sono due mini parabole uguali tra loro, solo che nella prima, Gesù usa un linguaggio adatto ai contadini, mentre nella seconda la ripete in versione adatta ai commercianti che erano la seconda grande categoria di quel tempo, assieme agli agricoltori. Queste due mini parabole di Gesù sono due squilli potenti di tromba, capaci di scuoterci e farci deciderci a delle scelte radicali. Perché ?

Gesù ci viene a dire: guardate che è scoccata l’ora fatidica della storia, l’ora attesa dai Patriarchi, l’ora annunziata dai Profeti, quella per cui tutta la storia è in cammino e cioè la venuta in terra del Regno di Dio; Dio che viene di persona a liberare il suo popolo, allora prendete la decisione, non lasciatevela sfuggire, se necessario vendete tutto, cioè riesponete ogni altro interesse nella vita. Per dare un’idea ai tempi nostri, portiamo un esempio. Oggi un aspetto della vita sociale è quello delle assicurazioni; ci si assicura su tutto ma quella più importante è quella sulla vita. Che cosa ci assicura questa assicurazione sulla vita, forse che noi non moriremo? No, non può farlo! Assicura soltanto che in caso di nostra morte, qualcuno percepirà un indennizzo. Ora, questo Regno di Dio, di cui parla Gesù, è anch’esso un’assicurazione sulla vita, ma di un genere diverso, perché questo assicura davvero sulla vita e non solo su questa vita, ma in assoluto sulla vita eterna.

Questo garantisce davvero contro la morte “chi crede in me anche se muore vivrà” dice Gesù; e questa è un’assicurazione, e la firma ce la mette il figlio di Dio. Allora si capisce che per un fine così importante Gesù possa chiedere una rinuncia radicale, cioè di rinunciare a tutto. Evidentemente quando Gesù dice di vendere tutto, non vuol dire meccanicamente che si debba andare veramente a vendere; a vendere al migliore acquirente; vendere qui significa essere pronti a cedere, a rinunciare, in un modo o in un altro a tutto se questo tutto, fosse necessario per poter guadagnare quella perla o quel tesoro. Adesso mettiamo in luce due dettagli di queste parabole che sono significativi. Il primo è questo: Gesù non dice, un uomo un giorno si mise alla ricerca di un tesoro e avendolo trovato vendette tutto per comprarlo (sappiamo tutti come finiscono tutte queste storie della gente che crede di essere sulle traccia di un tesoro, finiscono che spendono tutti i loro soldi e il tesoro non si trova, perché sono spesso illusioni).

Gesù invece dice: un uomo ha trovato un tesoro, e avendolo trovato e avendo visto che è veramente un tesoro è capace di vendere tutto. In altre parole, non siamo noi che cerchiamo il tesoro, ma è il tesoro che cerca noi; è il Regno di Dio che bussa, che viene. E qui allora ritorniamo sempre a quel punto quando si commenta il vangelo, che poi è l’inizio della predicazione di Gesù “il tempo è compiuto, il Regno di Dio è venuto tra voi gratuitamente, liberamente, senza aspettare che voi faceste chissà che cosa; convertitevi e credete al vangelo” dove vuol dire: non conquistatevi dei meriti per poter meritare il Regno, ma afferratelo, credete, credete; questa è la prima conversione, dopo verranno le altre, naturalmente, ma la prima è questa. Allora ricordiamoci questo contenuto straordinario delle parabole, non siamo noi che cerchiamo il tesoro, la perla; è il tesoro e la perla che sono venuti a cercare noi in questo mondo. Il secondo dettaglio è che in queste parabole ci sono due protagonisti; due evidenti, chiari, manifesti; un altro nascosto. I protagonisti visibili sono il contadino che trova, che vende, acquista il campo e ha il tesoro, l’altro è il mercante che un giorno trova la perla, ecc.. ma c’è anche un protagonista nascosto cioè, il proprietario di quel campo e di quella perla preziosa, che un giorno devono darlo via senza sapere magari che cosa stanno facendo. Cioè c’è uno stolto in queste due parabole, lo stolto è il vecchio proprietario di quel campo, che pur di avere un po’ di denaro liquido, vende il campo e non sa che perde il tesoro, e il proprietario di quella perla preziosa, che non sa quanto vale e la da come perla di poco valore.

Perché diciamo questo ? perché noi, rischiamo di essere esattamente come quei due proprietari stolti, cioè, noi possedevamo la fede cristiana, ora rischiamo di svenderla ! Perché, Gesù quel giorno raccontò queste due parabole? Evidentemente perché voleva creare agli ascoltatori l’urgenza di fare questa scelta, cioè di impossessarsi del Regno, credendo e facendo un grande atto di fede in Lui. Cosa si aspetta Gesù, invece da noi che ascoltiamo queste due parabole a distanza di tempo ? Si aspetta che facciamo la stessa cosa! Cioè che noi siamo pronti a vendere tutto per acquistare il Regno. Vediamo ora che cosa è questo famoso Regno e che cosa è questo tesoro e questa perla preziosa. E’ Gesù Cristo; quando Gesù parlava nel vangelo, Lui usa sempre la parola Regno, ma dopo la sua morte e resurrezione il Regno si chiama Gesù Cristo Signore; allora per noi il tesoro nascosto è Gesù e la perla preziosa è ancora Lui, ed è per Lui che noi dobbiamo essere pronti a dare via tutto. Abbiamo ora capito che l’oggetto centrale di questa meditazione è proprio conoscere Cristo e innamorarsi di Cristo. Paolo Apostolo in un modo esemplare, così come Gesù ci voleva dire con queste due parabole, un giorno fece veramente come quel contadino e quel mercante di perle: S. Paolo – Filippesi capitolo 3,5 Se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io più di lui: 5 circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; 6 quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge.

7 Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. 8 Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. Queste due parabole ottengono tutto l’effetto desiderato se ci conducessero al punto in cui noi scegliamo o riscegliamo Gesù come il Signore della nostra vita, cioè facciamo quello che abbiamo fatto simbolicamente nel battesimo. Scegliere Gesù come Signore, poi significa quello che Paolo dice il vivere per il Signore, cioè fare di Lui lo scopo della vita, non vivere per se stessi, ma vivere per il Signore. Dobbiamo però stare attenti, perché il titolo di Signore preso da solo, è pericoloso, perché è pericoloso isolato? perché gli uomini hanno sciupato questo titolo. Quando gli uomini parlano di signoria mettono insieme la supremazia di uno sugli altri. Quando si dice Signore Gesù, rischiamo di prendere questo titolo, come nel linguaggio comune dove subito ci desta perplessità, perché nessuno di noi vuole essere un sottomesso a qualsiasi Signore.

Allora il titolo di Signore va sempre accompagnato, quando si tratta di Gesù, del titolo di amico, e fu Lui che si preoccupò di questo perché prima di morire disse ai suoi Apostoli: “ io non vi chiamo più servi ma vi chiamo amici” . Paolo diceva: questa vita che io vivo nella carne, cioè in questo mondo, io la vivo nella fede del figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Questa vita che mi rimane da vivere in questo mondo, io la voglio vivere nella fede, cioè credendo, fidandomi del Figlio di Dio che mi ha amato; non ci; e ha dato se stesso per me, non solo per noi, per me singolarmente. Il frutto di questo esercizio è dunque di scegliere Gesù come Signore e amico della propria vita. L’esercizio finale ce lo suggerisce Gesù, quando un giorno disse a Pietro: “Pietro mi ami tu?” S. Agostino nello spiegare questa frase dice: quando Gesù interroga Pietro, sappi che sta interrogando te, interroga ogni uomo e dunque in questo momento Gesù sta dicendo: Salvo mi ami tu?. Al termine della meditazione della parabola, dobbiamo come Pietro venire allo scoperto e dire: Signore tu lo sai che ti amo, con tutta la mia povertà, debolezza e fragilità, ma io ti amo. Quindi, al termine di questa meditazione dobbiamo fare una penitenza di dirgli almeno 20 volte, come Pietro: ti amo Signore, ti amo Signore; non abbiamo paura di cadere nel sentimentalismo, perché con questa scusa di non volerci cadere, stiamo riducendo la religione in un fatto celebrale e nessuno vorrebbe un amore freddo; l’amore ha bisogno di essere espresso. Allora dopo avergli detto a Gesù, ti amo, ricordiamoci pure quello che Gesù dice poi alla fine a Pietro: bene Pietro se mi ami pasci i miei agnelli.

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