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Immacolata Concezione

Di Don S. Scardicchio
DEFINIZIONE DEL DOGMA
L’Immacolata Concezione di Maria è un dogma della Chiesa cattolica, definito da papa Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus (8 Dicembre 1854).
Esso recita così:


… con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo: la dottrina, che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli.

Il documento si chiama Ineffabilis Deus perché come tutti i documenti Pontifici essa prende il nome dalle prime parole con cui inizia il testo originale latino: Ineffabilis Deus … (Dio ineffabile) e si chiama bolla pontificia, o bolla papale, in quanto è una comunicazione scritta dalla Cancelleria Pontificia emessa con il sigillo del Papa (dal latino bulla che fa riferimento all'aspetto del sigillo).
L’Immacolata Concezione è un dogma perché esso definisce una verità assoluta, cioè valida sempre, in ogni cultura e in ogni tempo; a cui ogni singolo
credente deve prestare fede indefettibile. Non è qualcosa su cui opinare. E’ parte della verità della fede che per rivelazione Dio fa conoscere attraverso tre canali: Scrittura,Tradizione e Magistero.

Il Papa, difensore e custode dell’ortodossia della fede, può definire il dogma ex cattedra, ovvero in virtù dell’ufficio di vicario della Chiesa di Cristo, la “cattedra di Pietro”, perché, come dice Pio IX nella stessa bolla e come è dottrina della Chiesa cattolica:
… la Chiesa di Cristo, custode e vindice delle dottrine a lei affidate, non le ha mai alterate, né con aggiunte né con diminuzioni; ma tratta con tutti gli
accorgimenti e la sapienza quelle che l’antichità ha delineato e i Padri hanno seminato; e cerca di limitare e di affinare quelle antiche dottrine della divina
rivelazione, in modo che ricevano chiarezza, luce ed espressione.

Dunque la Chiesa di Cristo, nel suo vicario, definisce in forma di dogma per i fedeli, ciò che è già presente e rivelato da Dio nell’antichità, cioè la Scrittura, e nei Padridella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo che fa conoscere tutta la verità (cfr.Gv 16, 13). Ciò che la Scrittura racconta e annuncia, la teologia nella forma del dogma cerca di comprendere e spiegare. Liturgia e vita credono e celebrano il mistero della fede contenuto in esso.
Come si è giunti alla definizione del dogma?

STORIA DEL DOGMA

Il dogma, verità eterna, è una formulazione del contenuto di fede attraverso un linguaggio adatto, quello filosofico e teologico, che permetta la miglior espressione possibile quanto a chiarezza espositiva e ortodossia della fede.
Per questo motivo spesso i dogmi sono avvertiti come difficili da capire, sia per il linguaggio usato che per il loro contenuto: il mistero di Dio Trinità rivelato in Gesù Cristo.

Se i dogmi definiscono esattamente, cioè senza errori, il mistero di Dio, ci si può chiedere, dunque, quale sia il posto di Maria in essi.
L’Immacolata Concezione è un dogma che riguarda Maria e Maria solamente, apparentemente non dice nulla di Dio e di Gesù!
Da questo si è erroneamente dedotto nella storia della Chiesa che la Bibbia non ne parla affatto e dunque che la Chiesa si è inventata una verità su Maria senza fondamento. La smentita viene da uno sguardo rapido alla storia dei dogmi, di come e quando essi sono nati. Quando e come nasce il dogma dell’Immacolata Concezione? E perché nasce?

L’Immacolata Concezione di Maria prima di essere una verità definita è una verità creduta e celebrata. La Chiesa prima di definire Maria Immacolata con un
dogma la celebra come tale. La sua celebrazione ebbe inizio in Oriente nell’ottavo secolo, entrò a far parte della celebrazione in Occidente nel dodicesimo secolo, periodo in cui sempre in Occidente nacque la discussione teologica sull’Immacolata Concezione ad opera di un discepolo di Sant’Anselmo, il benedettino Eadmero (†1124) che scrisse il “Trattato sulla concezione di Santa Maria”.
La discussione continuò lungo i secoli seguenti finché il 17 settembre 1439 il Concilio di Basilea dichiarerà la verità dell’Immacolata Concezione “conforme al culto della Chiesa, alla fede cattolica, alla retta ragione e alla sacra Scrittura”. Il Papa Sisto IV il 27 febbraio 1477 confermerà la festa nel calendario liturgico, mentre fu definitivamente sancito quale dogma di fede nel 1854 da Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus.

Cosa dicono la sacra Scrittura, i Padri e la Chiesa riguardo all’Immacolata Concezione di Maria prima del secolo XII? Se cercassimo il dogma nella Bibbia, nei
Padri della Chiesa e nei primi sette concili della chiesa cattolica (325 – 787 d.C.) cercheremmo invano, perché di esso nel primo millennio dell’era cristiana non viene detto nulla; o meglio, non viene detto nel modo esatto ed esplicito della definizione dogmatica finale. Che non se ne parli non vuol dire che la verità del dogma non sia già presente! In questo senso il Vangelo dell’Annunciazione è proprio quella pagina di fede che per parlare della nascita di Gesù permette anche di riflettere sugli effetti di tale nascita sulla persona di Maria.

Il Figlio di Dio nasce dalla Vergine Maria e questo è possibile per opera dello Spirito Santo e perché Dio, nel suo progetto d’amore ha preparato una degna dimora al Figlio suo, preservando Maria dal peccato originale, proprio perché da essa potesse nascere Gesù, il Cristo. Si parla di Maria per parlare di Gesù, si capisce Maria a partire dal mistero di Cristo suo Figlio, la Scrittura infatti annuncia Gesù, non sua madre, il posto e il ruolo di Maria sono totalmente in relazione a Gesù suo figlio e Figlio di Dio.
In questo senso, narrando e celebrando la nascita di Gesù nei Vangeli, la chiesa poi si è chiesta cosa abbia comportato in Maria sua madre la nascita del Figlio di Dio. La risposta della chiesa, soprattutto a partire dal secolo XII, lungo i secoli della celebrazione e comprensione della fede, è stata la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione.

SIGNIFICATO DEL DOGMA

L’Immacolata Concezione è una solennità dedicata alla Vergine Maria in cui la Chiesa celebrando il mistero pasquale di Gesù mette anche sua Madre al centro della riflessione come momento fondamentale della storia della salvezza. Il contesto liturgico della celebrazione è quello dell’Avvento, un tempo che richiama l’attenzione dei cristiani all’attesa della venuta del Signore, quello storico di duemila anni fa, quello futuro nel giorno del giudizio.

La Chiesa, l’otto di Dicembre, volge il suo sguardo a colei che con il suo sì ha permesso che il Figlio di Dio venisse in mezzo a noi nella carne, mentre ne attende il ritorno glorioso e finale. Ma qual è il suo significato? Che cosa vuol dire quanto è definito nel dogma da Papa Pio IX? Con parole semplici possiamo parafrasare il testo dogmatico e dire che Immacolata Concezione significa questo: Maria è stata scelta e preservata da Dio perché potesse nascere in lei il Figlio di Dio. La madre del Signore è stata preservata dal peccato originale perché nascendo dai suoi genitori, ella, pur essendo creatura umana, non condivideva con l’umanità la colpa dei progenitori Adamo ed Eva.

Maria è immacolata … in vista dei meriti di Gesù Cristo, dice il testo del dogma. La questione dei “meriti di Gesù Cristo” è la parte più ostica da capire e da spiegare. I meriti non fanno riferimento a qualche caratteristica speciale di Maria, ella non era in nulla diversa dalle altre donne del suo tempo, essendo una creatura vissuta in una data storia e società, ovvero Israele al tempo della dominazione romana: Maria era una donna giudea. I meriti le vengono esclusivamente dalla grazia di Dio, grazia che in Gesù è divenuta carne. E’ proprio qui che il dogma diviene complicato da capire!

Per avere un’idea chiara ci viene chiesto di percorrere la storia all’incontrario. Solitamente per capire il presente si guarda al passato in vista del futuro. Per capire i meriti di Gesù in Maria, cioè la Grazia sufficiente a renderla senza peccato, invece di seguire la normale linea passato – presente – futuro, dobbiamo partire dal presente per capire il passato in vista del futuro! Solo alla luce della nascita di Gesù, cioè nel tempo presente in cui Gabriele le porta l’annuncio, si capisce perché nel passato, quando Maria nacque, fu preservata da Dio: in previsione di quanto sarebbe accaduto in lei, la nascita del Salvatore; una nascita di cui però possiamo ricevere l’annuncio solo a partire dal presente, cioè dall’Annunciazione a Maria, non dal suo passato, come se sapendo che Maria è immacolata sapessimo anche che da lei sarebbe nato il Signore. Piuttosto il contrario. Dalla nascita di Gesù sappiamo che Maria è
immacolata.

Cosa ha da dire oggi l’Immacolata Concezione agli uomini di buona volontà? Che Maria è opera meravigliosa di Dio, ella è la testimonianza vivente e tutta nuova rispetto all’antica Alleanza di cosa accade sulla terra quando Dio si mette in dialogo con l’umanità per creare comunione. Infatti se a Maria Dio chiede di collaborare ad un progetto di salvezza creandola immacolata per essere madre del Figlio di Dio, anche noi, come Maria, siamo chiamati a
“generare” Gesù nella nostra vita. A noi Dio non manda un angelo e non ci preserva dal peccato originale, anzi è proprio grazie al battesimo in Gesù Cristo, nato da Maria, che ci viene cancellata la colpa antica … per essere “santi e immacolati al suo cospetto” (Ef 1, 5).
Una santità immacolata che per noi è un dono da accogliere per vivere e realizzare, in Maria un dono di cui vivere fin dalla nascita e per cui Dio stesso realizza il suo progetto.

In definitiva Maria è l’esempio di umanità nuova che al contrario di Eva sa obbedire al suo Creatore, Maria è esempio di come Dio vuole ciascuno di noi in
Cristo. Nella centralità del mistero pasquale di Cristo la solennità dell’Immacolata Concezione è tutta dedicata a Maria in quanto porta attraverso la quale Dio ha potuto donare la salvezza in Gesù.
Un ultimo spunto ci viene offerto gettando ancora uno sguardo alla storia del dogma. Se la discussione su Maria Immacolata nasce nel Medio Evo, che cosa dicevano i cristiani del primo millennio su Maria Immacolata?

Per i primi mille anni la Chiesa pur riservando grande onore e venerazione alla Vergine Maria non si è posta il problema di definire il dogma dell’Immacolata Concezione. La storia ci dice che la discussione, nata nel Medio Evo, si conclude con la definizione dogmatica di Pio IX. Mentre quanto segue dal 1854 fino ai giorni nostri è un ulteriore approfondimento di una verità eterna, del dogma per l’appunto. Tuttavia le prime generazioni di cristiani hanno comunque riflettuto su Maria. Nel primo millennio sono altre le questioni che la riguardano, ma sempre in riferimento al mistero di Cristo per contrastare interpretazioni errate delle verità di fede. Ci possiamo allora chiedere: ci possono essere dei fraintendimenti anche per il dogma dell’Immacolata?

INTERPRETAZIONI ERRATE

Ci sono due possibili modi errati di interpretare il dogma dell’Immacolata Concezione senza un’adeguata informazione: il primo riguarda il contenuto del
dogma stesso, il secondo riguarda più la sensibilità dei cristiani che a seconda della cultura e società in cui vivono guardano al mistero dell’Immacolata Concezione in modo diverso.
Primo modo errato: Il cristiano, un po’ distratto, che l’otto dicembre va a messa per l’Immacolata e ascolta il Vangelo dell’Annunciazione a Maria può
fraintendere il senso del mistero che sta celebrando e dunque il significato sia del Vangelo della liturgia che della verità di fede ad esso collegato.
Il dogma definisce Maria “nel primo istante della sua concezione … preservata da ogni macchia di peccato originale”. Esso si riferisce alla nascita di Maria da sua madre e non di Gesù da Maria.

Tuttavia nella santa messa quando viene letto il Vangelo, naturalmente non si annuncia la nascita di Maria Immacolata da sua madre, ma la nascita di Gesù da Maria per opera dello Spirito Santo! Se il fedele che va a messa l’otto dicembre non sa che nella solennità si celebra non la concezione di Gesù ma quella di Maria, e in più fraintende il termine “immacolata” come un modo di descrivere la nascita di Gesù senza l’intervento di Giuseppe ma per opera dello Spirito Santo, il senso di tutta la solennità che la Chiesa celebra per l’Immacolata Concezione viene meno. Così l’Immacolata Concezione invece di essere una verità di fede su Maria, finisce per diventare un mistero che riguarda Gesù, che generato da Maria nascerebbe senza peccato originale. Perché mentre si celebra la nascita di Maria immacolata si legge il Vangelo della nascita di Gesù da lei? Si tratta, dunque, di capire come il Vangelo dell’Annunciazione parli dell’Immacolata Concezione.

Nel Vangelo di Luca, come in quello di Matteo, non ci sono dei riferimenti chiari ed espliciti che ne parlino, infatti l’Annunciazione non annuncia la nascita di Maria ma quella di Cristo. E’ la riflessione della Chiesa sulla nascita di Gesù che ci fa ripercorre il cammino indietro nel tempo fino alla nascita di Maria, una nascita segnata dall’opera di Dio in Maria, la preservazione dal peccato originale, in vista, appunto, della nascita di Gesù. In questo senso l’appellativo dell’angelo: “piena di grazia” (in greco kecharitomene) ci aiuta a capire il dogma mariano. Maria è colei che è stata, è e continua ad essere ricolma della grazia di Dio. Questo è il significato dell’espressione “piena di grazia”, Grazia che è dono di Dio e che meritò per Maria la nascita dai suoi genitori senza peccato originale.

Secondo modo errato: Un altro modo errato di capire e parlare dell’Immacolata Concezione deriva direttamente dal primo fraintendimento e riguarda un altro aspetto dei dogmi su Maria, la verginità perpetua e l’aspetto biologico della generazione umana: l’unione di un uomo e una donna. Essi per la fede cristiana riguardano la maternità di Maria e il suo matrimonio con Giuseppe, non la sua Immacolata Concezione. L’unico legame consiste nella realtà che tutto è collegato al mistero di Cristo nella vita di Maria e Giuseppe.

Messo in chiaro che l’Immacolata Concezione di Maria non riguarda direttamente la sua verginità prima, durante e dopo il parto nella vita matrimoniale con Giuseppe, la verginità stessa di Maria richiede un’ulteriore riflessione sul senso della maternità di Maria verso il Figlio di Dio, per questo chiamata anche Madre di Dio (Concilio di Efeso, 431 d.C.). Per quanto ci attiene, riguardo al tema della verginità e dell’Immacolata Concezione è sufficiente precisare che i due misteri vanno relazionati ma non confusi. Questo per evitare una visione distorta della famiglia di Nazaret e soprattutto una visione negativa della generazione umana attraverso l’amore sponsale e genitale della coppia.

Quest’ultimo punto viene influenzato molto dal modo di una società e della sua cultura di intendere la sessualità. In questo senso l’Europa dalla dominazione romana fino ai nostri giorni porta il peso della sua storia. E se maternità e verginità vengono confuse con l’Immacolata Concezione ne nasce un vero fraintendimento che allontana la rivelazione di Dio dalla verità di Cristo. La difficoltà è di natura sociale più che teologica. Essa nasce quando, confusa l’Immacolata Concezione di Maria con la nascita di Gesù, si inizia a parlare anche del fatto che essa sia avvenuta senza l’intervento di Giuseppe. Che significato ha Giuseppe nella famiglia di Nazaret? Che famiglia è mai quella? Queste domande sono lecite, ma non si deve rispondere con il dogma dell’Immacolata Concezione! Il motivo si aggrava se si dice che tale nascita è avvenuta “spiritualmente”, perché avviene per opera dello Spirito Santo!

Il problema non sussiste in quanto l’Immacolata Concezione riguarda la nascita di Maria e non di Gesù. Dunque Maria non è Immacolata perché rimane vergine pur concependo un figlio, e da questo neanche si può dire che tale generazione è più perfetta perché avviene senza la mediazione umana dell’uomo, Giuseppe, che renderebbe altrimenti la nascita peccaminosa. A coloro che leggono il dogma in questo senso, con una vena puritana e moralista verso l’umana sessualità, un dono di Dio la cui idealizzazione, tuttavia, sarebbe la nascita di Gesù nel matrimonio di Maria e Giuseppe, bisogna ricordare quanto Dio stesso stabilisce nella Genesi per le specie create, dopo averle benedette dice: “Siate fecondi e moltiplicatevi” (Gn 1, 22).
Come riuscire a capire questo mistero nella vita quotidiana e tradurlo in fonte di ispirazione per il credente?

IMMACOLATA E PASTORALE

Dopo la definizione dogmatica di Pio IX sull’Immacolata Concezione, cento anni dopo, l’otto settembre 1953, con l’Enciclica Fulgens Corona (La corona
fulgida…) Pio XII chiarirà fuori ogni dubbio il forte legame tra il mistero di Dio in Maria e la relazione con Cristo. In che modo, allora, si può comprendere e parlare al mondo di oggi dell’Immacolata Concezione di Maria per la vita del cristiano al cui centro c’è Gesù? La domanda si estende a tutti i dogmi della fede che sfidano le comunità cristiana a trovare delle risposte per se stessa e per chi non crede.

Riguardo ai dogmi in generale l’uomo contemporaneo mette in questione la capacità e la possibilità di una verità religiosa di essere assoluta ed eterna. Non è il caso in un intervento come questo di parlare in profondità della questione della verità del dogma. Basti sapere che la crisi contemporanea verso il dogma, dei non credenti come anche dei credenti stessi, risiede nell’aver smesso di pensare che l’uomo può conoscere la verità. In questa linea di pensiero tutta la rivelazione di Dio diventa un fatto privato del singolo credente, la cui fede si misura sul grado di verità che ciascuno è disposto a dare alla rivelazione. Domande come: può un uomo come il Papa decidere sulla nascita di Maria, una donna vissuta duemila anni fa?, oppure com’è possibile che una donna partorisca e rimanga vergine? diventano un classico della critica razionalista il cui unico difetto è di rimanere chiusa in se stessa.

La questione si acuisce quando di Maria insieme al dogma dell’Immacolata si discute anche della verginità e della nascita per opera dello Spirito Santo dal punto di vista della vita sociale e delle relazioni umane. Capire e vivere il mistero cristiano che Maria ci insegna dipende, infatti, dal valore che la società contemporanea ed ogni singolo dà al proprio corpo e di riflesso a ciò che il dogma mariano insegna e chiede al singolo fedele. In una società in cui la verità è relativa alle verità singole e atomiche di ognuno, in cui di conseguenza anche la relazione d’amore tra uomo e donna si gioca semplicemente sull’“usufrutto” vicendevole del corpo altrui a seconda dei bisogni e desideri del momento, senza alcuna progettualità di vita insieme, l’esempio e la vita di Maria Immacolata ha davvero poco da dire a chiunque: al padre e alla madre di famiglia forse stanchi e in difficoltà, come ai giovani bramosi di vivere esperienze per mettersi sul piedistallo al pari degli adulti.

D’altra parte troppo preoccupati a definire Maria in relazione alla gloria di Dio, si è finiti per renderla una creatura irraggiungibile!
In che modo, dunque, l’Immacolata Concezione può illuminare la vita dei cristiani che l’otto dicembre vengono a messa? Quale messaggio nell’omelia
potrebbe essere il più comunicativo ed esortativo possibile? Si può attingere una risposta dall’ondata di rinnovamento che il Concilio Ecumenico Vaticano II porta su Maria. Rispetto alla teologia passata, fino al dogma di Pio IX, Maria è sempre stata vista come modello della Chiesa e in relazione alla gloria di Dio. Gli stessi due dogmi dell’Immacolata e dell’Assunzione sono due verità che danno di Maria un’immagine gloriosa, alta, lontana dall’esperienza quotidiana. Il Vaticano II ha riavvicinato ai cristiani la donna Maria, comunque Immacolata e Regina, tuttavia spostando l’attenzione anche sull’aspetto di Maria come discepola del Signore insieme agli apostoli.

Essendo Gesù l’unico mediatore tra Dio e l’umanità, Maria nella comunità degli Apostoli di Cristo è l’esempio vivente di discepolato radicale e adesione totale all’Amore di Dio, e dunque porto sicuro a cui approdare per imparare ad essere in comunione con Dio. Maria è maestra di discepolato. La vita di Maria è come una grammatica di comunione, le cui regole ben applicate diventano un linguaggio di comunione. Il linguaggio fra Dio e Maria fu quello dell’amore, un amore così forte e un’adesione così intima che il cristiano vede in Maria l’esempio sicuro nel genere umano di sequela santa e completa.

La sequela e la comunione col Signore sono aspetti della vita spirituale a cui l’Immacolata ci conduce. Questa unione intima con Dio fu possibile solo grazie
all’opera dello Spirito Santo in lei per grazia di Dio, una grazia che la rese, come le dirà Gabriele, “piena di grazia”, ovvero preservata da ogni peccato fin dalla nascita.
La presenza dello Spirito Santo in Maria diviene spinta per il credente a vivere la propria vita cristiana, il proprio pellegrinaggio sulla terra, in continua ricerca e richiesta del medesimo Spirito di Santità che animò la Vergine. In questo modo Maria, prima credente e discepola del Figlio, è un esempio di discepolato vicina all’esperienza del cristiano, non più solo gloriosa da essere distante e irraggiungibile, al contrario, così gloriosa per l’opera dello Spirito da essere l’unico modello vicino all’esperienza di fede per capire come seguire il Signore quando ci si apre all’azione dello Spirito.

Così lo sconcerto di Maria alle parole dell’arcangelo Gabriele sono anche le parole di sconcerto di ogni credente quando costui non capisce che cosa significhi la presenza misteriosa di Dio nella sua vita. L’apertura fiduciosa di Maria è modello di risposta nella fede. Tutta la vita di Maria è un esempio per il cristiano di come si può vivere una relazione intima con Dio fino ad essere ricolmati dello Spirito Santo che ci dà la forza della testimonianza.

Maria è la prima testimone dell’Amore di Dio in Cristo, in lei l’Amore si fa carne, Maria, sua madre, lo partorisce nella carne. Proprio la testimonianza a Cristo, filtrata nella metafora del parto, può essere un ottimo spunto omiletico per l’otto dicembre. Come Maria, discepola del Cristo, ha generato il Figlio di Dio peropera dello Spirito Santo, essendone ricolma, così il cristiano con la sua comunità è chiamato a “generare” Gesù nella sua vita quotidiana, un parto che si gioca fra testimonianza della propria fede e presenza dei valori di Cristo nella propria famiglia e comunità di fede. In questo senso la comunità è chiamata a dare “un corpo al Figlio di Dio”, un corpo ecclesiale di cui Egli è il capo (Col 1, 18)!

Liberamente Maria disse sì al progetto di Dio abbandonandosi alla Sua verità perché in lei quella Verità divenisse carne. La solennità dell’Immacolata se vissuta e celebrata in piena comunione con la fede della Chiesa universale porta il credente a riflettere sulla società in cui ogni cristiano, come Maria, è chiamato a rendere testimonianza in un tessuto sempre più smagliato per dare spazio ad ogni proposta di vita e di etica, senza imporre alcun orizzonte di scelta, illudendosi di chiamare questo libertà e verità.

IMMACOLATA E SOCIETÁ

Ogni anno l’otto di dicembre il Santo Padre reca una corona di fiori alla statua dell’Immacolata posta su di un’alta colonna nel prolungamento a destra della celebre Piazza di Spagna. Lì vi si innalza la colonna dell'Immacolata, eretta nel 1856 per celebrare la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato dal papa Pio IX l'8 dicembre 1854. Ogni anno la mattina di quel giorno, i vigili del fuoco di Roma con una scala aerea raggiungono la statua mariana situata sull’apice della colonna e vi posano una ghirlanda di fiori; alla cerimonia assiste anche il papa, mentre l'omaggio floreale del popolo continua fino a sera.

E’ un evento che richiama numerose folle di fedeli ma anche di turisti avventizi che si trovano a passare in quella zona di Roma frequentatissima in ogni stagione dell’anno. L’evento è puntualmente seguito dai Mass-Media che ne riportano la notizia il giorno stesso, molto probabilmente per l’interesse mediatico che l’evento crea attorno a sé essendo aggregatore di masse di persone.

Tuttavia, se ancora un evento di fede sa ritmare la vita di un popolo e a segnare la scaletta dei telegiornali, questo significa quanto la fede cristiana segni la vita di un’Europa che proprio alla protezione della Vergine diede i meriti della vittoria contro gli Ottomani nella battaglia di Lepanto, una battaglia che, se vinta dai musulmani, avrebbe segnato una storia europea probabilmente molto diversa. La nostra società porta in sé la radice di una cultura e fede cristiana imprescindibile, la cui occultazione coinciderebbe con il distacco stesso dalle proprie origini. E l’albero che in sé non ha più radici e non ha dove attingere acqua, si sa, prima o poi muore disseccato.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

L’arcangelo Gabriele chiama Maria kecharitomene, “ricolma di grazia”, suacugina Elisabetta la chiamerà makaria, “beata”, perché ha creduto all’adempimento delle parole del Signore. Sono questi i primi titoli mariani che si completeranno nella storia della Chiesa con i titoli dogmatici dei concili e dei documenti pontifici. Di sé stessa, però, Maria dice di essere doule, “schiava” del Signore, perché avvenga in lei quanto l’angelo ha detto per bocca di Dio. La beatitudine di Maria, per la grazia dello Spirito Santo è aver creduto e per questo essersi sottomessa alla volontà di Dio in perfetta obbedienza. L’antica disobbedienza di Eva è stravolta e capovolta in obbedienza, la storia di peccato diviene storia di grazia.

Per il cristiano di oggi cosa vuol dire mettersi in ascolto della Parola del Signore e obbedirle? L’immacolata Concezione ci ricorda che obbedire alla volontà di Dio significa essere “come” l’Immacolata, ovvero un vero discepolo di Cristo così come Dio lo desidera; un desiderio che Dio stesso ci ha fatto conoscere dandoci in Maria un esempio sicuro, perché Sua stessa opera.
La Solennità dell’otto dicembre è anche un’occasione per rendersi conto di cosa significhi conoscere bene i contenuti della fede. La loro ignoranza rischia non solo di perdere la propria identità cristiana, individualmente e come membri della società del paese i cui viviamo, ma ci rende anche parecchio vulnerabili agli attacchi del male.

Spesso in preda alle crisi non sappiamo come rispondere, e la mancanza di chiarezza nella fede genera risposte poco convincenti, anzi spesso deludenti perché incapaci di dare risposte al dolore o alle domande profonde. L’Immacolata spinge il cristiano a risalire alla fonte della Grazia: Dio Padre di Gesù Cristo. In lei Dio ha operato per generare una storia di Grazia, quanto ne sono cosciente in relazione alla fede cattolica e alla mia fede in comunione con la fede della Chiesa?
La fede in Gesù attraverso il culto mariano si esprime in molti modi, dal rosario alle litanie, alle memorie mariane nella liturgia delle ore e nell’Eucaristia, e il
molti altri modi. I Papi si sono pronunciati spessissimo in materia.

Ricordiamo l’ultima Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, “Rosario della Vergine Maria”, in cui ai tre consueti misteri, gaudiosi, dolorosi e gloriosi, il Santo Padre ha aggiunto quelli luminosi. Sono quegli episodi in cui la rivelazione di Cristo splende luminosa in mezzo agli uomini, come fu per es. nella Trasfigurazione. Sono cosciente che tutte queste pratiche di vita religiosa mi devono necessariamente portare a conoscere Gesù, a vivere il Vangelo? Quanto profondo è il legame tra la nostra preghiera quotidiana a Maria e la fede in Gesù?

Non c’è modo più adeguato della preghiera stessa per sostare dinanzi al mistero di Dio. Per questo nel celebrare la solennità dell’Immacolata Concezione solo la preghiera può esprimere pienamente quanto l’intelligenza cerca di chiarire con esattezza. Vengono spontanee, per tanto, alcune delle parole più belle che umana bocca poté mai verseggiare in onore di Maria nella storia, quelle del sommo poeta sulla bocca di san Bernardo:

“Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura …”
(DANTE, Paradiso, XXXIII, 1 – 6)

 


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