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Appuntamenti della Comunità

Pentecoste

Gesù ha detto:” Lo Spirito Santo vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del Suo Spirito che vive in voi “ . ( Rom.8,11 )

Lo Spirito Santo ci accompagna, ci illumina ed è l’Ospite delle nostre anime. Lo riceviamo nel Battesimo e nella Cresima ed è presente in tutti i Sacramenti. Prima della Consacrazione del pane e del vino, nella Santa Messa, il Sacerdote invoca lo Spirito Santo.Ci arricchisce con i suoi Sette Doni. Tutto ciò anche se lo Spirito Santo non si vede e non si riesce ad immaginare.

Un episodio per capire

Un giorno, racconta P. Rossi, si presentò a me un bimbo con un quaderno e una matita in mano. Mi chiese con insistenza di poter fare un disegno. Era un bambino intelligente e bravo. Insisteva nel chiedermi: che cosa vuoi che io disegni?Gli suggerii di disegnare il vento. Il bimbo rimase alquanto perplesso, e mi guardava quasi per rimproverarmi. Poi si chinò sul quaderno e incominciò il suo lavoro. Poco dopo me lo consegnò e mi disse: "ecco, guarda!". Aveva disegnato un filo steso, e sul filo molta biancheria mossa dal vento e rivolta tutta nella stessa direzione. Il bimbo aveva capito! Il vento non si vede e non si può dise­gnare; tuttavia si avverte la sua presenza, osservandone gli ef­fetti.

Così è per lo Spirito Santo. Così è per lo Spirito Santo: non vediamo il suo volto, ma ne possiamo avvertire la presenza, prestando attenzione alle sue manifestazioni e aprendoci alle sue meraviglie. Questa presenza è autentica, personale e intima.«Anche se la sua venuta non è accompagnata da prodigi straor­dinari, la fede ci insegna che questo Spirito ci è dato in modo invisibile ma reale».

È una conoscenza indispensabile La conoscenza dello Spirito Santo è indispensabile perché que­sta Divina Persona è la sola a rendere perfetta e completa l'o­pera di Gesù Salvatore. Lo ha detto ripetutamente Gesù: "tutto sarà compiuto solo quando sarà disceso lo Spirito Santo!". Agli Apostoli, prima di congedarsi visibilmente da questo mon­do, ha detto: «è bene che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò an­dato, ve lo manderò».E ancora: «Egli vi guiderà alla verità tutta intera»; «Egli v'in­segnerà ogni cosa, e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». L'Opera divina della salvezza fu dunque: voluta dal Padre, realizzata storicamente dal Figlio, viene completata e perfezionata dallo Spirito Santo, al quale si attribuisce la santificazione di ogni persona e la comunione di tutti i credenti che divengono Corpo di Cristo

L'ANGELUS

Con Pentecoste termina il Periodo Pasquale nel quale viene recitato il " Regina coeli " in luogo dell' “ Angelus Domini “ .

Riprendiamo quindi, mattino, mezzogiorno e al tramonto la recita dell'Angelus da lunedì 13 Giugno.

Per una nostra preghiera più cosciente e meglio vissuta, vediamo insieme come nasce e perchè la Chiesa ci consiglia di recitare questa preghiera. (seguirà mio scritto sull'argomento)

L'ANGELUS : Origine di questa preghiera .

Siamo nel 1211-1212: Francesco di Assisi è ad Arezzo e con le sue parole infiamma i cuori di chi lo incontra. Un gruppo di giovani, tra cui spiccano figli di nobili e ricchi casati, decidono di seguire quel carisma che Francesco portava: aderire a Cristo e alla sua umanità «sine glossa».
Nella storia dell’Angelus è implicato proprio uno di questi giovani, Benedetto Sinigardi (1190 ca. -1282), che dopo aver incontrato il santo di Assisi, «dette addio al padre e alla madre e a tutte le grandi ricchezze cha abbondavano nella sua casa».


Nel 1214 Benedetto inizia il cammino di obbedienza a Francesco che lo porterà, poco più che ventenne, a diventare uno dei principali responsabili del movimento. Ma, poiché «ebbe sempre fisso nel cuore il desiderio del martirio ed ottenne di poter andare oltremare», nel 1220 raggiunge il Medio Oriente per sostituire lo stesso Francesco, e pone le basi dell’insediamento francescano nei luoghi santi.


Ora Benedetto tocca con mano la terra di Gesù, contemplando con commozione lo stesso orizzonte che gli occhi di Maria, Giovanni e Pietro avevano guardato. Ciò che lo colpisce di più sono Nazareth e Cana. Terre lontane scelte da Dio per entrare nella storia. Grazie a Maria. Colei che ha permesso a Dio di compiere il suo disegno tra gli uomini. Per questo dal Medio Oriente, stupito dai continui richiami alla preghiera del muezzin, sollecitò con una lettera i superiori perché insegnassero, a tutte le ore e al suono delle campane, lodi a Dio in ogni luogo della terra.


Al suo ritorno in Italia nel 1241, insieme alle reliquie, Benedetto portava stampato nel cuore quel momento decisivo per la storia dell’uomo. L’annuncio dell’Angelo. Un fatto accaduto nel silenzio di un luogo lontano e solitario diventato concreto nella sua quotidianità: «Qui, proprio qui è iniziato tutto. Qui Angelus locutus est Marie!». E proprio questa frase diventò poi l’antifona cantata nel monastero di Arezzo, dopo Compieta. Benedetto «ripeteva e insegnava le parole rivolte dall’arcangelo Gabriele alla Vergine, cioè la prima parte dell’Ave Maria».

La devozione alla Madonna nel convento fu così grande che la consuetudine si trasmette rapidamente. Già nel 1274 l’uso di questa preghiera è ormai diffuso per tutta Europa, come testimoniano i documenti: da Magonza a Milano, da Montecassino a Wurzburgo.
Nel 1288 uno statuto dei calzolai di Lodi ordinava che essi dovessero subito smettere il lavoro «appena fatto il primo suono della campana dell’Ave Maria, nel campanile della chiesa maggiore di Lodi la sera di ogni sabato e di ogni vigilia di S. Maria». E allo stesso modo, a Padova, dove un capitolo provinciale del 1295 ordinava di suonare per tre volte la campana in tutti i luoghi in onore delle Vergine «...e allora tutti i frati si genufletteranno e diranno tre volte: Ave Maria gratia plena».


Nel 1318 la Santa Sede, nella veste di papa Giovanni XXII, approva l’usanza e verso la fine del Trecento alla pratica serale si affianca quella del saluto a Maria da farsi al mattino. Ciò accade anche in Inghilterra, dove il suono del mattino viene introdotto dal cardinale Cantorbery su desiderio del re Enrico IV. E mentre san Carlo Borromeo raccomanda di recitarlo sempre, sant’Ignazio di Loyola lo porta in Spagna. Fino a che, nel 1560, in un catechismo stampato a Venezia, appare per la prima volta la formula Angelus Domini nuntiavit Mariae.
A distanza di secoli, la tradizione dell’Angelus viene consolidata dai Papi. Come Paolo VI che, nell’Esortazione Apostolica Marialis cultus, dice: «La Nostra parola sull’Angelus Domini vuole essere solo una semplice, ma viva esortazione a mantenere consueta la recita, dove e quando sia possibile.

Tale preghiera non ha bisogno di restauro: la struttura semplice, il carattere biblico, il ritmo quasi liturgico, che santifica momenti diversi della giornata, l’apertura verso il mistero pasquale, per cui, mentre commemoriamo l’Incarnazione del Figlio di Dio, chiediamo di essere condotti per la sua passione e la sua croce alla gloria della risurrezione, fanno sì che essa, a distanza di secoli, conservi inalterato il suo valore».
Con la stessa devozione, Giovanni Paolo II ha fatto dell’Angelus il momento d’incontro domenicale con i fedeli in piazza San Pietro.

NB.
Il 23 maggio 1993, pregando davanti alla tomba del beato Benedetto Sinigardi, nella basilica di San Francesco ad Arezzo, papa Wojtyla ha detto: «È sempre molto suggestiva questa sosta a metà della giornata per un momento di preghiera mariana. Lo è oggi in modo singolare, perché ci troviamo nel luogo dove, secondo la tradizione, è nata l’usanza di recitare l’Angelus Domini».

Benedetto XVI continua questa tradizione riconoscendo all’essenzialità dell’Angelus la potenza della memoria che ci ricorda come e quando è accaduto un fatto, Il contenuto della speranza dell’uomo

Sempre aff.mo e grato - Padre Mattia - Trinitario