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Appuntamenti della Comunità

Amore coniugale e fecondità


• La paura del figlio, fondata su difficoltà concrete o sulla scelta di mettere a posto altre cose, ritenute più essenziali nella vita di coppia. La procreazione viene sistematicamente evitata con la contraccezione fino a non escludere l’aborto.

• Il desiderio del figlio ad ogni costo, quasi che se ne avesse il diritto, con le nuove prospettive aperte dalla scienza, che permettono il concepimento al di fuori dell’unione sessuale; questo atteggiamento nasconde, a volte, la visione del generare come un fatto tecnico, secondo la logica della produzione di un nuovo prodotto.

In tutti i casi si tende a separare l’amore dalla procreazione, l’aspetto unitivo dal procreativo.
Occorre che la coppia cristiana riscopra il rapporto tra amore coniugale e fecondità.
La fecondità è il frutto e il segno dell’amore coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi (familiaris consortio n 28).
Il figlio non è una espansione all’esterno dell’amore ma è frutto di questo amore, in quanto è nel rapporto uomo-donna l’orientamento a generare la vita.
Un amore coniugale che non aspirasse ad incarnarsi nel figlio non sarebbe autentico.
Il figlio è il banco di prova dell’amore coniugale.
Il dramma della sterilità non annulla il valore dell’amore coniugale, in quanto non si è fecondi solamente per una capacità biologica ma soprattutto nella capacità di donare la vita e quindi anche attraverso l’adozione e l’affido.

IL SENSO DEL GENERARE

La generazione non può essere ridotta ad un fatto puramente biologico: essa investe il tutto della persona.
Questa esperienza nasce dall’amore, cresce e si manifesta nell’amore. Il figlio può essere generato solo nell’amore e per amore, attraverso l’atto coniugale.
Il generare è collaborazione con l’Amore di Dio, creatore e padre. E’ procreare e quindi partecipazione della creazione divina.
Gli sposi divengono così servitori gioiosi del disegno di Dio. Il generare umano è un atto di libertà e fiducia nella vita e il figlio non è proprietà dei genitori ma viene donato.
L’atto del generare è accogliere un dono di Dio e il primo atto educativo è la capacità di riconoscere nel figlio questo dono divino.

PROCREAZIONE RESPONSABILE

Responsabilità significa prima di tutto disponibilità incondizionata ad accogliere il figlio come dono divino, e frutto della sua benedizione.
Procreazione responsabile non significa avere tanti figli ma che prima ancora di aver figli deve esserci la disponibilità ad accoglierli e la coscienza della chiamata a cooperare con Dio.
In questa ottica non esistono gravidanze non volute o figli nati per sbaglio, ma figli chiamati alla vita da Dio.
I genitori devono essere consapevoli che non possono procreare per caso, anche Dio ci ha pensati e ci ha scelti prima della creazione del mondo (Efesini 1,4).
Programmazione delle nascite significa entrare nel progetto di Dio e ogni nascita è affidata alla coscienza dei genitori.
Essere genitori è cercare di prendere le decisioni opportune cercando sinceramente la volontà di Dio. Per esser degni collaboratori di Dio gli sposi impareranno a valutare le scelte più opportune da fare sulla base “del proprio bene personale e di quello dei figli tanto di quelli che sono nati che di quelli che si prevede nasceranno, valutando le condizioni di vita del proprio tempo e del proprio stato di vita, delle condizioni materiali e spirituali della coppia”, (Gaudium et Spes n 50).

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